SGUARDI FUORI DAI MARGINI: dialogo con EOS sulla violenza di genere

Le Nazioni Unite definiscono la violenza di genere come “qualsiasi atto di violenza fondata sul genere che comporti, o abbia probabilità di comportare, sofferenze o danni fisici, sessuali o mentali per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia che si verifichi nella sfera pubblica che in quella privata”.

Durante il secondo incontro del ciclo *Sguardi fuori dai margini abbiamo avuto il piacere di dialogare con EOS Varese, centro antiviolenza della nostra città, ed è stata un’occasione di riflessione e presa di consapevolezza in merito alle dinamiche della violenza di genere anche sul nostro territorio.

Il volantino della serata

“I centri antiviolenza rappresentano luoghi di sostegno e aiuto e sono la risposta più strutturata alla violenza di genere”, ci ha spiegato Olivia Ghelfi, la presidente di EOS, che ha raccontato della nascita dei centri antiviolenza e di come anche EOS – Essere Ovunque Soggetti – ha preso forma. La nascita dei primi centri poggia sull’attività dei collettivi femministi e sulle grandi conquiste legislative degli anni ‘70 e ‘80, come il referendum sul divorzio e l’abolizione del delitto d’onore. La prima casa delle donne nasce a Bologna nel 1989 e una decina d’anni dopo, nel 1998, grazie all’incontro tra donne dei sindacati, dei partiti e giovani studentesse del Liceo Manzoni nasce EOS Varese, che finora ha assistito circa 3000 donne. 

Solo nel 2020 i dati del nostro territorio parlano di 147 donne prese in carico, di età compresa tra i 28 e i 57 anni, di cui il 70% è di nazionalità italiana. Poco più del 50% di queste donne ha un lavoro, mentre le altre si trovano in situazioni di impiego precario o di lavoro nero. Ci ha colpito particolarmente apprendere che si tratta principalmente di violenza agita da familiari all’interno delle mura domestiche. 

Nel contrastare questo fenomeno EOS si pone non come servizio ma come gruppo di donne formate per aiutare altre donne; attraverso colloqui individuali, sostegno psicologico, sostegno legale, sportello ricerca lavoro e gruppi di mutuo aiuto, le donne che hanno subito violenza vengono aiutate a ri-progettare il proprio percorso di vita. Infatti, la donna non viene vista come vittima impotente, ma come persona capace, se sostenuta adeguatamente, di valorizzare le proprie risorse e di scegliere per sé delle strategie per proteggersi, per reinventarsi e riprogrammare presente e futuro. Di fondamentale importanza ci sembra poi il lavoro di prevenzione della violenza che EOS svolge nelle scuole, spazi ideali per sviluppare una coscienza individuale e collettiva, con l’obiettivo di agire sull’aspetto culturale e di veicolare riflessioni sulla parità di genere.

Michela Righi, avvocata e volontaria di EOS, ha evidenziato come la percentuale di donne che almeno una volta nella vita ha subito qualche forma di violenza si aggira tra il 30 e il 35%. Ma quali forme può assumere la violenza di genere? Anche dal punto di vista giuridico, si distingue tra violenza fisica, sessuale, economica, psicologica e assistita, avendo ben chiaro che si tratta sempre e comunque di una relazione di potere fortemente asimmetrica. Quella che viene definita “spirale della violenza” è un meccanismo che inizia gradualmente e che porta la donna a una condizione in cui le risulta estremamente difficile reagire e uscire dal meccanismo stesso: conoscerne le fasi diventa allora fondamentale per acquisire consapevolezza e poter chiedere aiuto.

“Innegabile è la complessità del percorso giudiziario che affrontano le donne a EOS e che porta quasi sempre alla decisione della separazione”, ha chiarito Marzia Giovannini, avvocata. Inoltre il percorso civile procede spesso parallelamente con quello penale, che prevede la denuncia e può vedere anche il coinvolgimento del Tribunale dei minori, laddove il ricatto sui figli diventa ulteriore strumento di violenza nei confronti della donna.

Nonostante in Italia abbiamo sicuramente degli strumenti legislativi di ottimo livello e aderiamo come Paese alla Convenzione di Istanbul, sono ancora molte le criticità del sistema giudiziario contro le quali si scontrano le donne che intraprendono questi percorsi. Si parla, infatti, di “vittimizzazione secondaria”: quella situazione per cui una donna, già in difficoltà nel ripercorrere la propria storia di violenza, si trova a interloquire con soggetti pronti a cogliere contraddizioni, animati magari da pregiudizi e da scetticismo. 

Da alcune riflessioni emerse in conclusione, ci appare allora chiaro che anche  l’Amministrazione Comunale può avere un ruolo chiave nel contrasto al fenomeno della violenza di genere: alcuni strumenti di sostegno per le donne accompagnate da EOS in questi percorsi potrebbero essere la possibilità di accedere, tramite graduatoria, ad alloggi alternativi e forme di sostegno reddituale per promuovere la loro autodeterminazione, soprattutto in quei casi dove la dipendenza economica dal partner è un aspetto caratterizzante della dinamica violenta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *