Solidarietà di frontiera: viaggio a Ventimiglia

Questo è il racconto di un viaggio che ci ha portati verso un margine molto particolare: il confine ligure tra Italia e Francia, a Ventimiglia. Trecentoquaranta chilometri e quattro ore di viaggio ci separano da una delle frontiere più calde del nostro Paese, dove i passi di decine e decine di donne, uomini e bambini risuonano ogni giorno per strade dimenticate dalla nostra cronaca.

LA RACCOLTA – A metà ottobre abbiamo lanciato un appello per raccogliere abiti per le persone migranti in transito sulla frontiera e nel corso di una settimana abbiamo ricevuto più di quanto ci potessimo aspettare. Decisi a intraprendere il viaggio e consegnare di persona tutti gli indumenti raccolti, a Ventimiglia ci hanno accolti i volti e i racconti di chi, con Caritas Intemelia, si prende cura di un territorio segnato tanto dalla solidarietà quanto dalla fatica. Unico presidio strutturato per la prima accoglienza delle persone migranti, l’edificio di Caritas costeggia i binari della stazione ferroviaria e offre, oltre i vari servizi dedicati al territorio, abiti, cibo, visite mediche, appoggio psicologico e consulenza legale a chi quel territorio lo attraversa e lo vive come ennesima tappa di un viaggio iniziato lontano.

La stazione di Ventimiglia
I locali della Caritas dedicati alla raccolta degli abiti

LA FRONTIERA – La cittadina ligure è solo spazio di passaggio per chi, lungo la rotta balcanica o quella del Mediterraneo, si muove con l’indistruttibile obiettivo di raggiungere amici, parenti, sogni, lavoro nei Paesi dell’Europa centro-settentrionale. Qualcuno arriva a Ventimiglia dopo mesi di cammino, altri hanno già attraversato sette, forse otto frontiere.

Frontiera. Questa parola ci ha risuonato dentro costantemente per i due giorni che abbiamo passato lì. La bellezza di un confine fatto di mare azzurro intenso e di montagne assolate stride e si scontra con la violenza che i migranti incontrano nel cercare di attraversarlo.
Stride anche con la facilità con cui invece lo attraversiamo noi, sulle tracce dei soli nascenti che segnano lo storico sentiero chiamato “Passo della morte”, che in poche ore ci porta da Grimaldi, frazione di Ventimiglia più prossima al confine francese, a Mentone.

Quella della montagna è una delle vie più praticate, abbracciata dal verde di una vegetazione che per un attimo ti fa dimenticare le gallerie autostradali, i tetti dei treni, le tariffe dei passeur.

RITORNO A CASA – Ora il nostro viaggio continua qui, con più domande di quando siamo partiti e la convinzione che questo è stato solo l’inizio di una riflessione più ampia. Nei prossimi mesi costruiremo momenti di mobilitazione e approfondimento intorno al tema delle frontiere e dei diritti negati, in Europa e nel nostro Paese.

per Collettiva*
Andrea, Cecilia, Lorenzo, Nicolò e Sara

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